A un certo punto, giunti su un'altura
dove c'erano quattro baracche
scesero dal carro. Cadeva ancora la neve
dal cielo, e dai rami di un grosso pino
sopra le loro teste.
Il carrettiere slegò i cavalli. I due poeti e il seguito
presero stanza nella locanda affumicata.
Tutta la notte Li Po e Tu Fu alzarono le coppe;
gli ufficiali del seguito s'erano presto addormentati,
ma loro ancora amabilmente conversavano.
Tu Fu parlò della sua casa natale,
dell'infanzia felice nella natura, dei giochi,
Li Po parlò della capitale,
di feste e danze, dei giorni fugaci della giovinezza.
Ed ecco si fece bianca la finestra dell'alba,
una luce scialba, un biancore irreale penetrò nella stanza.
Parlarono ancora dei loro morti,
parenti e amici che avevano dovuto abbandonare.
A un tratto Li Po si alzò,
Tu Fu stette ancora seduto per un po', poi anche lui si alzò,
stettero in piedi per molto tempo in silenzio,
mentre tutti dormivano, nel silenzio della locanda.
La neve fuori aveva smesso di cadere
e il vento si era quietato.
Li Po prese la bisaccia e s'incamminò
sulla strada bianca.
LE GROTTE DI CH'ANG-AN
Al palazzo imperiale piove,
ti seguo tra le acacie del giardino.
Tu corri a piedi nudi per gli stradellini,
è bella questa tua vivacità
ma io sono un funzionario, un governatore
non un corridore.
Nelle grotte di Ch'ang-an sei entrata
dove pendono lunghe stalattiti.
Aggirandoti tra di loro, nell'ombra
i tuoi veli si impigliavano continuamente.
Delle grotte non tutte le parti
sono ancora note.
Tu ti sei avventurata ridendo
a occhi chiusi come a mosca cieca,
io per venirti dietro mi sono perso.
Ogni tanto mi sembra di sentire la tua voce
o forse è la mia immaginazione.
Mi sembra di sentire un rumore di passi
o come l'eco del tuo riso.
Sedersi, per un po’, davanti al fuoco,
asciugarsi le vesti e riscaldarsi,
alzare i calici colmi di vino rosso
e raccontare i propri casi,
ricordare l’amico comune,
rimpiangere chi non c’è più,
ripassare gli antichi costumi e le feste,
mentre il vento turbina gelido
grandinando sul tetto leggero
frecce e acute lame di ghiaccio,
spaccando i travi e penetrando
fin nelle fessure più piccole.
Ma il fuoco ancora arde, ancora c’è vino nei calici,
restiamo ancora un po’ in quieta attesa
mantenendo l’animo vigile, e quieto,
ringraziando il cielo per ogni più piccolo dono,
per ogni istante di vita ancora uno davanti all’altro.
Questa sera sento gli alberi tristi,
camminando vicino a loro sento il fruscio delle foglie.
“Non siamo tristi - mi rispondono - stiamo ascoltando”
“Che cosa?” chiedo a loro,
“Il silenzio della sera nella bellezza dei monti,
le voci dentro il silenzio nel trasmutare dei colori”.
Davanti a me vedo il dietro di un albero,
le spalle nell’ombra, non so immaginare il suo volto,
vedo le braccia allargate a ricevere il silenzio.
La sera gira intorno come a cerchi concentrici,
a passi piccoli facendo piccoli scherzi,
gli alberi ridono e si rincorrono per il prato,
io appoggio la testa a un tronco addormentato,
i tronchi sono stanchi, le foglie si addormentano,
la sera è come un bisbiglio assordante,
un odore troppo forte per le mie narici,
mi addormento con le mani strette alle radici.
Sono venuti a sapere che Li Po è qui
nel piccolo villaggio della sperduta provincia.
Sono venuti dei ragazzi
per chiedermi qual è la virtù.
Ho scostato la tenda,
ho aperto la finestra.
I ragazzi si sono seduti per terra,
erano allegri e insieme in soggezione.
Ragazzi, ho detto, se voi adesso dovete uscire
e dovete andare in un posto non bello,
dovete fare un lavoro, o qualcosa di banale
sappiate che dentro c’è sempre qualcosa di piacevole,
fermate l’ansia, e osservate le cose come se steste passeggiando,
se steste bighellonando a curiosare sfaccendati.
Se invece qualcosa di molto desiderato vi si prepara
frenate l’ansia, notate che v’è in esso qualcosa
di non così desiderabile, e passeggiate curiosando
come tra i banchi di un mercato gettando un occhio qua e là.
Se poi qualcosa di molto grave vi si prepara
sopportate e pensate che siete graditi al cielo,
il cielo vi guarda e annota come siete forti
e vede crescere la vostra forza ogni giorno.
Come questo pezzetto di sasso
che smuovo appena col piede
tra la terra, tra gli altri sassi qua e là,
come lui sono io.
Passa una principessa e neanche con la coda dell’occhio
lo degna di uno sguardo,
le sue ancelle dalle vesti di seta
neanche lo sfiorano col piede.
Così quei granelli di polvere vicino la soglia di casa
furono gli occhi di una principessa bellissima.
Passano le principesse senza guardare
con i loro occhi luminosi che tutti guardano.
Ma questo sasso ascolta la pioggia cadere
vede il cielo stellato delle infinite stelle,
dorme e si sveglia e lascia che il tempo lo porti
dove lui vuole, mette i piedi nel suo stesso metro
senza sbagliare mai, da quanti milioni di anni?
Come il piccolo cinghiale, se vedi le orme, questa notte,
ha messo le zampe nelle orme della madre.
E come sei fatta bene
e come si può godere il tuo corpo
anche solo guardarti e lasciarsi ferire
lasciando affondare il tuo sorriso nelle mie carni,
o lasciarti libera, aprire le mani e lasciarti scappare,
o guardarti come da un vetro, pensarti
senza vederti, soltanto immaginarti
senza averti mai visto, senza averti
conosciuto. Aver saputo di te
per sentito dire, da voci della strada,
voci di marinai dalle banchine dei porti,
aver sentito dire che forse non esisti
e sono tutte storie quelle sul tuo conto,
che qualcuno ti ha inventato solo per creare scompiglio
per invidia o gelosia, solo per fare male.
Li Po, che fai, ancora ti innamori?
Quanto hai bevuto oggi?
E’ notte tarda, perché non rincasi?
Hai alzato il calice più di cento volte alla luna,
più di cento volte la luna ha annuito
dal suo velato baldacchino celeste.
Adesso con mille parole la blandisci
e lei tentenna un poco la testa.
Nel suo viso vedi riflesso il tuo amore,
la pelle bianca, lo splendore del sorriso.
Ti sembra scesa, venuta da te a ascoltare
il suono melodioso delle tue parole.
La vedi distesa, sdraiata
sulla superficie appena increspata del lago.
Nell’acqua gelata sei entrato,
ti sei a lei sempre più avvicinato.
Lei scivolava sulle onde
come una cerva tra boschetti.
Sulla fronte le corna lunate
risplendenti di freddo argento.
Tu l’hai inseguita e alla fine l’hai raggiunta,
vi siete seduti e vi siete messi a parlare.
Parlavate e parlavate tenendovi per mano
scivolando abbracciati nell’abisso .